Venerdì 14 marzo 2025, il cinema di Montecchio Maggiore ha ospitato un evento che resterà nel cuore di molti: la prima proiezione ufficiale di Lo chiamavano Marcus, il film indipendente di Matteo Pagliarusco. Una serata speciale, che ha visto una sala gremita di spettatori, amici, colleghi e sostenitori accorsi per celebrare il frutto di oltre due anni e mezzo di lavoro.
La tensione accumulata durante il lungo percorso di produzione è esplosa in un mix di emozione e gratitudine. Pagliarusco, visibilmente commosso, ha aperto la serata con un discorso sentito, in cui ha sottolineato la natura indipendente del progetto e il valore della comunità che ha reso possibile questa impresa.
“Questa non è Hollywood.”
Con queste parole ha dato il via al suo intervento, mettendo in chiaro sin da subito che Lo chiamavano Marcus non nasce da un colosso cinematografico, ma dal sacrificio, dalla passione e dalla determinazione di persone comuni. Questa non è Hollywood, questa è Altavilla Vicentina, Montecchio, Arzignano. Questa è la nostra terra, fatta di persone vere, di amici che hanno incastrato il lavoro con le riprese, di studenti che hanno studiato i copioni tra un esame e l’altro, di operai che di giorno faticano e di notte costruiscono scenografie, di mamme che ci hanno preparato i panini sul set.
Il pubblico ha risposto con un applauso scrosciante, segno che quelle parole erano arrivate dritte al cuore. La serata è proseguita con la proiezione del film, accolto con grande entusiasmo. Un’opera che, al di là della sua componente cinematografica, rappresenta un trionfo dello spirito di squadra e della perseveranza.
Dopo l’evento, Matteo Pagliarusco ha condiviso il suo pensiero sui social, spiegando di aver atteso qualche giorno per scrivere a causa della grande emozione e della stanchezza accumulata. “Scrivo solo ora perché questi giorni ero KO. Dopo la proiezione la tensione di due anni e mezzo di lavoro è scesa tutta insieme e mi sono letteralmente spento. Il giorno dopo mi sono pure preso la febbre! Ma c’è una cosa che mi ha scaldato più di qualsiasi medicina: sapere che ci sono così tante persone che mi vogliono bene. Indipendentemente dal film, dall'evento, dal successo… Venerdì sera mi avete dimostrato qualcosa di enorme, e l’emozione più grande che potessi provare è stata proprio questa.”
Una proiezione simbolica
La serata è stata resa ancora più significativa dal fatto che il cinema di Montecchio ha riaperto le sue porte proprio per questa occasione, dopo un lungo periodo di inattività. Un gesto simbolico che ha dato ulteriore valore alla proiezione, trasformandola in un vero e proprio evento culturale per la comunità.
Pagliarusco ha raccontato con emozione di aver sempre presentato qui, per la prima volta, ogni suo film. Tornare in questa sala dopo tanti anni e vedere il pubblico riempire ogni posto ha rappresentato un momento carico di significato, un ritorno a casa in grande stile.
Un’impresa titanica
Durante il suo discorso, il regista ha voluto ricordare il lavoro incredibile che ha portato alla realizzazione di Lo chiamavano Marcus. Un film nato senza un grande budget, ma con tanta passione e dedizione. Dall’idea iniziale alla scrittura della sceneggiatura, dalle riprese con condizioni climatiche avverse alla ricerca degli attori, dalle difficoltà logistiche fino al montaggio, tutto è stato un’avventura costellata di ostacoli, ma anche di immense soddisfazioni.
Ha sottolineato il ruolo fondamentale di tutti coloro che hanno creduto nel progetto: attori, doppiatori, tecnici, compagnie di rievocazione storica, amici e sostenitori che hanno dedicato il loro tempo e le loro energie per rendere possibile un sogno. “Venerdì sera ho capito che non servono milioni per fare qualcosa di grande. Serve cuore. Serve una comunità che si stringe intorno a un’idea folle e dice: ‘Facciamolo insieme.’”
Il futuro: nuovi progetti in arrivo
E ora? Nessuna pausa. Durante il suo discorso, Pagliarusco ha rivelato di avere già un nuovo progetto in cantiere. Dopo il successo della serata, l’entusiasmo è alle stelle e il regista è pronto a mettersi di nuovo al lavoro.
“Un altro film è già nella mia testa, pronto a prendere vita. E no, stavolta niente castelli e armature… Forse.” ha scherzato sul palco, lasciando intuire che le idee non mancano e che il viaggio cinematografico non si ferma qui.
La serata del 14 marzo 2025 rimarrà impressa nei ricordi di chi c’era, non solo per il film, ma per tutto ciò che ha rappresentato: un inno al cinema indipendente, alla forza dei sogni e alla bellezza di una comunità che si unisce per rendere possibile l’impossibile.
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